“Il primo mappazzone di MasterChef 5″: probabilmente qualche altro piatto durante il corso del programma avrebbe meritato questo titolo, ma sono molto contento che Bruno Barbieri abbia scelto proprio me per questo ambito riconoscimento – talmente contento che ho festeggiato come Tardelli nell’82!

esultanza

Purtroppo non è andata in onda la spiegazione che avevo dato del piatto (Become what you are), quindi lo farò volentieri qui. Partiamo da una constatazione quotidiana: tutti, dai nostri genitori al vicino di casa, hanno sempre un’idea chiarissima di chi dovresti o non dovresti essere. Tutti, nessuno escluso. Quello zio che vedi solo a Natale, ad esempio, ti dice che “né la musica né la fotografia fanno per te” e che sarebbe meglio trovarsi “un lavoro serio“, magari proprio da impiegato come lui.

Su Facebook, uno spettatore distratto che a malapena si ricorda come ti chiami e che ignora completamente le magiche dinamiche del montaggio televisivo, consiglia caldamente “al filosofo” di smetterla di dire stupidaggini perché “la filosofia non serve a nulla” – lui che, più furbo di te, ha invece scelto di studiare “una facoltà seria“, tipo giurisprudenza o economia.

Da lavorare copia

Sì, il mondo è popolato di sette miliardi di potenziali profeti. Ognuno di essi è certo di sapere quello che è meglio per te, per gli altri – per il mondo intero. I Social Network non hanno fatto che aggravare questa mania di sicumera e di superiorità. Da questo punto di vista, ha ragione Umberto Eco, sebbene si esprima (forse) con un linguaggio politicamente scorretto:

Prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, e di solito venivano messi a tacere. Ora chi scrive ha lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. Ma è normale: capita in tutte le comunità numerose. Nei gruppi con più di cinquanta persone quelli che si espongono di più sono sempre gli imbecilli.

SPETT.UMBERTO ECO A NAPOLI (SUD FOTO SERGIO SIANO)

E se proprio non vogliamo dar ragione ad Eco, perché magari ci sta antipatico, non possiamo non approvare le parole di Emile Cioran, un filosofo franco-rumeno vissuto ben prima di Internet e di MasterChef:

In ogni uomo sonnecchia un profeta e quando si risveglia c’è un po’ più di male nel mondo. […] La mania di predicare è così radicata in noi che emerge da profondità ignote all’istinto di conservazione. Ognuno attende il suo momento per proporre qualcosa: qualsiasi cosa. Ha una voce e tanto basta. Paghiamo caro il fatto di non essere né sordi né muti.

Emil-Cioran-fotografiat-de-Rogelio-Cuellar_2

Ecco, se dovessimo seguire i consigli dei profeti, al mondo ci sarebbero soltanto impiegati, avvocati o chissà cos’altro. Tu daresti retta a tuo zio, abbandonando il sogno di diventare musicista o fotografo, diventando così “ciò che tuo zio vuole che tu sia“. Io darei retta al profeta di turno, quello che su Facebook mi consiglia di studiare cose più serie, augurandomi con affetto “un futuro di disoccupazione e cassa integrazione” – e diverrei allora “ciò che il profeta di turno vuole che io sia“.

No. Ringrazio tutti i miei haters per i consigli, ma io preferisco continuare sulla mia strada: al profeta di turno, preferisco Pindaro e Nietzsche, che mi esortano a “diventare ciò che sono“, assieme a Socrate, che invece mi esorta a “conoscere me stesso“.

Nel mio piatto ho cercato di esprimere proprio quest’idea: la carne in più cotture e consistenze – tartare, al sangue, ben cotta, fritta, alla piastra, etc. – simboleggia i mille consigli dei centomila profeti che ti vorrebbero ora così, ora colà. Spetta a te decidere cosa vuoi essere: se sei una polpetta o una tartare, lo sai solo tu – e allora lascia che tuo zio parli…

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