Questa ricetta ignorantissima è dedicata
agli amici delle Pagelle ignoranti di MasterChef


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Avete presente quel momento in cui avete calato così tanta pasta che nessuno riesce a mangiare l’ultima porzione? Quel momento in cui partono delle vere e proprie trattative (“Facciamo a metà!” – “No, un quinto a me, uno a te ed il resto ad Antonino!”, etc.), manco fossimo a Wall Street?

In questi casi di solito interviene sempre l’eroe di turno, quell’amico che si sacrifica “perché sennò è peccato“. Da oggi avete un’altra soluzione: il salvadanaio di Cusano.

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È semplicissimo. Tutto ciò che dovete fare è mettere da parte ogni giorno quei 50-70 grammi di pasta in eccesso, proprio come se fossero monetine per il salvadanaio appunto. Non importa che siano bucatini all’Amatriciana, risotto ai funghi porcini o pennette all’arrabbiata. Il salvadanaio non fa distinzioni: tutto va bene, dai 2€ ai “ramini” – le inutili monetine di rame da 1, 2 e 5 centesimi.

Ora, dopo due o tre giorni di risparmio avrete accumulato un discreto “tesoretto“; non vi resterà che mettere a frutto i vostri “risparmi“:

  • per prima cosa, unite e cuocete velocemente gli ingredienti in una pentola, senza vergogna (che tanto non siamo mica a MasterChef), aggiungendo a piacere quello che più vi garba – oggi avevo un riso al pomodoro di ieri e dei ravioli burro e salvia dell’altro ieri, ai quali ho aggiunto della scamorza, dei funghi champignon, altra salvia e del parmigiano;
  • a seguire, prendete la sfoglia (rigorosamente quella di Bastianich), stendeteci sopra il ripieno e chiudetela come in foto, lasciando una fessura che simboleggerà proprio l’apertura del salvadanaio;
  • spennellate la parte superiore con dell’uovo ed infornate per 20/25 minuti a 200°, lasciando riposare il salvadanaio per 5 minuti, in maniera da far ricompattare per bene il tutto.

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In tutto ciò, che cosa c’entra Cusano? C’entra, eccome se c’entra! Perché se, come preannunciato nella dedica, questa è una ricetta ignorante, Niccolò Cusano è per eccellenza il filosofo dell’ignoranza. Nel 1440, infatti, il filosofo nato a Kues scrisse un libro dal titolo inequivocabile: La dotta ignoranza.

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In breve, Cusano elogiava l’ignoranza su due piani diversi:

  • da una parte, l’ignoranza è “dotta” se intesa come stimolo verso la conoscenza, perché soltanto chi socraticamente “sa di non sapere” sarà spinto a conoscere cose nuove, sempre di nuovo – mentre, al contrario, chi ingenuamente penserà di conoscere tutto potrà beatamente accontentarsi della sua “stupida” ignoranza;
  • dall’altra parte, Cusano definisce “dotta” la nostra ignoranza nei confronti di Dio, che è essenzialmente inconoscibile e del quale possiamo dunque limitarci a dire soltanto ciò che non è – la cosiddetta “teologia negativa” o “apofatica”.

Dio o non Dio, Cusano o non Cusano, una cosa è certa: l’ignoranza non è sempre un male. Secondo me esiste addirittura una “ignoranza che salva” – ma questa è tutta un’altra storia. Per oggi limitiamoci a parlare di un’ignoranza “che si mangia” – e allora buon appetito!

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