Il problema di certe femministe non è affatto il femminismo. Più banalmente, il vero problema sta nel loro egocentrismo, nella loro mancanza di buon senso unita ad un forte risentimento verso tutto e tutti.

Tutti, inclusi quegli uomini che, come me, sono e si definiscono convintamente femministi, ma ai quali viene spesso fatto intendere che il femminismo sarebbe una cosa “per sole donne”.

Pensate ad esempio alle recenti uscite totalitaristiche di ArciLesbica Nazionale, all’egocentrismo di Lorella Zanardo e, purtroppo sì, all’infantilismo di Eretica di Abbatto i Muri.

Vi racconto subito cosa è successo, ma non prima di fare un necessario distinguo: questo articolo non vuole essere in alcun modo un attacco al movimento femminista, il quale non è di certo riducibile (per fortuna) ai pochi protagonisti riportati qui sopra; né si tratta della semplice incazzatura del momento di chi si è visto sbattere la porta in faccia proprio quando, un attimo prima, era stato invitato cordialmente ad entrare.

No. Vi racconto questa storia perché voglio che qualcuno mi aiuti a capire che cosa sia successo e se io faccia bene a dare tutto questo peso ad un gesto che qualcun altro avrebbe considerato irrilevante.

Lo dico in tutta onestà: magari sto esagerando, o magari ho sbagliato io. Se così fosse, sono pronto a chiedere scusa. Ma veniamo ai fatti.

Nel dicembre 2015 scrissi un racconto breve intitolato “Storia di una prostituta“. Un mese prima avevo scritto un racconto sul Bataclan, dove mi ero messo nei panni di una delle vittime della strage. Similmente, per raccontare la storia di una prostituta, provai ad immaginarmi nei panni, appunto, di una prostituta.

Per rendere il tutto ancora più realistico decisi allora di utilizzare un espediente letterario, introducendo il testo con questa nota:

L’autrice del testo, che ha preferito restare anonima, ci tiene a sottolineare come la sua storia sia eccezionale, e dunque non rappresentativa della condizione delle prostitute in Italia, nella maggior parte dei casi ben peggiore della sua. N.B.: tutti i nomi riportati nel testo sono di fantasia.”

Ora, nonostante la finzione letteraria, sui social network ho sempre fatto intendere a tutti, molto apertamente, come in realtà non ci fosse nessuna donna dietro il racconto, del quale ero invece io l’autore.

Due anni dopo noto con piacere che il blog Abbatto i Muri sta portando avanti una campagna contro le femministe abolizioniste, ovvero quelle donne che, lungi dal voler regolarizzare la situazione delle sex-worker, si battono invece per l’abolizione della prostituzione in toto.

Condividendo l’obiettivo della campagna, sabato scorso decido di inviare il mio pezzo ad Abbatto i Muri: “Ciao Eretica, posso segnalarti questa brevissima “Storia di una prostituta”? È del 2015, e forse adesso l’avrei scritta diversamente, ma comunque se hai tempo per leggerlo dimmi che ne pensi.”

Nel giro di due ore Eretica mi risponde così:

Screenshot_10

La ringrazio dei complimenti e le do l’OK per la condivisione, sottolineando però che non c’è nessuna lei, e che l’autore del pezzo sono io. Da questo momento in poi, nonostante le numerose email e i messaggi su Facebook, Eretica scompare. Silenzio assoluto. Proprio lei che mi aveva risposto così entusiasta nel giro di pochissimo tempo.

Dopo 4 giorni le invio un’ultima email, nella quale sbotto così:

Screenshot_11

Ad oggi ancora nessuna risposta. Chissà se leggendo questo articolo Eretica non si decida a spiegarmi finalmente i motivi del suo silenzio. Perché, attenzione, è solo e soltanto il suo silenzio a lasciarmi stupefatto – e non la decisione di non ricondividere la storia.

Si tratta infatti di un silenzio oggettivamente pericoloso, poiché ambiguo e interpretabile in mille opposte maniere: Eretica si sarà semplicemente dimenticata di rispondere alle mie email? I miei messaggi non le saranno arrivati? Oppure avrà forse pensato che, in quanto uomo, io non possa azzardarmi a parlare di prostituzione? Che, per quanto scriva “divinamente”, io non possa mai e poi mai mettermi al posto di una donna, immaginandomi la sua esperienza e tentando di dare una voce a chi normalmente una voce non ha?

Tutto questo non lo so e non posso saperlo. Credo però che simili silenzi, oltre che incomprensibili, siano estremamente dannosi per il movimento femminista.

Perché con certi gesti, piuttosto che abbatterli, i muri si finisce per alzarli.
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3 pensieri su “Abbatto i muri – o forse li alzo?

  1. L’esordio mi sembra un po’ forte. Non definirei alcune femministe egocentriche e piene di risentimento perché una che ha un blog abbastanza seguito non ha risposto a delle mail, dai… Eretica fa un gran lavoro, a volte condivisibile e a volte meno: detto questo non è un ufficio stampa, e tende a pubblicare testimonianze reali, specialmente in questo periodo. Magari scoprire che fosse un racconto di fantasia le ha fatto pensare che non fosse adatto alla sua pagina, almeno sotto il 25 novembre. Magari ti contatterà più avanti.

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    1. Innanzitutto grazie del commento. Ti rispondo sui due punti:

      1) Il riferimento ad alcune femministe esula dal singolo caso di Eretica – ed infatti ho menzionato, ad esempio, le recenti (assurde) prese di posizione di ArciLesbica Nazionale.

      2) Il punto, ripeto, non è che Eretica abbia cambiato idea e non abbia ricondiviso la storia. Nient’affatto. Semplicemente avrebbe potuto/dovuto rispondermi con una semplicissima mail per spiegarmi le ragioni della sua scelta, così come aveva fatto in precedenza con grande celerità ed entusiasmo. Il suo silenzio è ambiguo, quando in realtà sarebbero bastate due righe con la stessa motivazione che hai fornito tu.

      Aggiungo una cosa in conclusione: nonostante tutto io continuo a seguire Abbatto i muri per l’importante lavoro che fa. Speriamo come dici tu che mi risponda prima o poi.

      Grazie di nuovo del commento,

      Giovanni

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