Qualche settimana fa ho pubblicato su Facebook questa citazione:

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Libro solo

La citazione è presa dal mio libro “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole”, edito da Nessun Dogma.

Nello specifico, è un estratto dal quarto capitolo, nel quale discuto un problema fondamentale per atei e credenti, e cioè: da un punto di vista logico, com’è possibile giustificare l’esistenza simultanea di così tanti dèi, tutti così diversi tra loro eppure tutti così “umani, troppo umani”?

Vale la pena riportare per esteso il paragrafo da cui è estratta la citazione:

La via maestra per l’ateismo è lo studio delle religioni – al plurale. Quando studiamo nel dettaglio e in maniera comparata tutte le diverse forme in cui la religione si è storicamente espressa siamo infatti costretti a mettere in dubbio la nostra fede, fosse anche solo per un istante. Di fronte a così tanti dèi, tutti così uguali e così umani, sorgono spontaneamente domande del tipo: «perché la mia fede dovrebbe essere l’unica giusta?», «perché il mio Dio sarebbe il solo vero in mezzo a un oceano di contraffazioni?», «e se invece fossi io a sbagliarmi, a credere nel Dio sbagliato?»

Ecco, è in questo senso che va interpretata quella frase – e spero che l’averla calata nel suo contesto originario aiuti a sciogliere ogni dubbio e perplessità.

Ciononostante, se neanche ciò dovesse bastare, vorrei rimandare i lettori più scettici ad un mio articolo pubblicato su Critica Liberale nel 2016, dal titolo “Perché, da ateo, voglio l’ora di religione – ma non quella cattolica“.

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Nello specifico, vorrei rimandarli a questa lunga ma significativa citazione, estratta dalla terza parte intitolata “La storia delle religioni: i tre motivi a favore del suo insegnamento“:

[…] Una delle vie più ragionevoli verso l’ateismo è, paradossalmente, proprio lo studio dettagliato e comparato delle religioni stesse.

Fin tanto che, come nel caso dell’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC), ad uno studente italiano venga offerta una panoramica strategicamente coerente della sola religione cattolica […] è molto difficile che in quello stesso studente insorga qualsiasi accenno di scetticismo e di spirito critico.

Infatti, è soltanto studiando cosa è successo veramente durante il Concilio di Nicea (e di Costantinopoli, Efeso, Calcedonia, etc.) che uno studente potrà dubitare della presunta unità dogmatica della dottrina cattolica e dell’originalità delle Sacre Scritture.

E ancora, è soltanto andando a leggere i versetti del Corano o della Torah che vietano il consumo della carne di maiale o dei crostacei che uno studente potrà intuire quanto arbitrari e razionalmente infondati siano quei precetti alimentari.

Similmente, è soltanto analizzando nel dettaglio le varie acrobazie teologiche ed esegetiche che giustificano certe assurdità, tipo il rifiuto delle trasfusioni di sangue da parte dei Testimoni di Geova, che uno studente potrà sviluppare gli anticorpi contro quelle stesse assurdità.

Analogamente, è soltanto studiando la palese impostura di Joseph Smith, fondatore del Mormonismo, che uno studente dubiterà di qualsiasi futuro profeta che si auto- proclamerà in possesso della parola di Dio o, più semplicemente, di qualsiasi indisputabile «Verità» rivelata.

Infine, è soltanto abbracciando il più possibile l’intero spettro delle religioni mondiali che un ragazzo potrà intuire che, in fondo, è molto più probabile che ognuna delle religioni erri in qualche punto della sua dottrina, piuttosto che pensare, come il peggiore dei fondamentalisti, che esista un’unica religione vera in mezzo ad un oceano di religioni false e miscredenti.

Ecco, dunque, la paradossale conclusione di questo articolo: non il rifiuto o la censura della religione, bensì il suo stesso insegnamento costituisce la più grande scuola di laicità e di pluralismo liberale che le generazioni avvenire possano auspicare.

Per questo, da ateo, continuo a credere che il modo più efficace e consapevole per uscire dalla religione sia lo studio delle religioni.

Di tutte le religioni, non solo una.

Leggi di più su “Come se Dio fosse antani” sul sito dell’editore Nessun Dogma

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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2 pensieri su “La via maestra per l’ateismo è lo studio delle religioni – al plurale

  1. Io non credo che il risultato immediato di questa ricerca sia necessariamente l’ateismo. O per lo meno, ciò è possibile solo in senso negativo, come impossibilità di una fede nelle presunte verità divine in seguito alla lettura critica, o più semplicemente attenta, di scritti ormai privi di guide ermeneuticamente autorevoli. Ma l’unica religione dalla quale si esce è quella “politica” (immersa nel tempo storico, materiale, che si avvale di gerarchie simboliche e istituzionali, a seconda dei casi, per la propria rappresentanza idolatrica) e non certo quella “poetica” e/o spirituale (la religiosità, estetica ed etica, personalmente sentita, soggettivamente coltivata o ispirata, ecc.). Infatti, una lettura comparata dei testi potrebbe anche condurre all’esoterismo, al sincretismo, al deismo ecc. com’è già successo e succede tuttora. Oppure portare semplicemente a una scelta fra quelle che si considerano religioni (che non hanno sempre lo stesso valore) o a una “sospensione del giudizio” in materia, in seguito all’umile accettazione dell’indefinito mistero in cui siamo immersi. Oppure ancora, per restare nell’ambito del visibile e tangibile, potrebbe aiutare ad avvalorare la presunta saggezza che celano i testi sacri, onde poi restaurarne l’ancien régime psicologico. Ma la religione non è solo intellettiva. A parte il fatto che “religione” è già un termine culturalmente connotato, che deve la sua fortuna alla diffusione del latino e delle successive lingue occidentali. E non è detto che la parola tradotta e applicata a contesti lontani dai nostri abbia la stessa accezione: penso infatti a quelle che, a seconda dei casi, vengono definite religioni o/e filosofie orientali. Se invece si intende l’ateismo come semplice negazione o privazione del Dio de-scritto e propagandato, allora sono più che d’accordo. Ora, non ho letto il tuo libro ma immagino che abbia preso in considerazione preventivamente queste dimensioni semantiche per poter parlare di religione. Per il resto, sono pienamente d’accordo sulla necessità di uno studio comparato e “imparziale” delle “religioni” nelle scuole, come dovrebbero esserlo coerentemente tutti all’interno di questo contesto socioculturale.

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  2. In realtà nel mio libro a pagina 66 affermo che “a rigor di logica, di fronte al pluralismo religioso le alternative possibili non sono che tre: monoteismo, sincretismo, scetticismo.” L’ateismo quindi al massimo viene dopo, come esacerbazione della terza opzione.

    Grazie del lungo e interessante commento ad ogni modo!

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