Grazia Di Nicola è una donna di 48 anni ed è Testimone di Geova dal 2008. Grazia non ha rifiutato una trasfusione di sangue: così è sopravvissuta a una delicata operazione per asportarle un tumore. Da quel giorno i suoi “fratelli di culto”, incluse tre delle sue figlie, l’hanno ripudiata. Nella video intervista di FanPage.it potete ascoltare la sua testimonianza.

Tre brevissime (e non esaustive) considerazioni sull’accaduto:

1) Un Testimone di Geova (TDG) ha il diritto di rifiutare una trasfusione di sangue, anche a costo di morire, perché la sua scelta non intacca la libertà altrui. Se ci battiamo per l’autodeterminazione dell’individuo, dobbiamo farlo sempre, anche in questi casi, per quanto le motivazioni dei TDG siano assurde e oggettivamente irrazionali.

geova

2) Non è questo il caso, ma è bene sottolineare che un TDG non ha il diritto di imporre il rifiuto della trasfusione di sangue ai propri figli minorenni. I figli non sono infatti proprietà dei genitori, e lo Stato ha il diritto di intervenire (ed interviene effettivamente) qualora la salute e “il miglior interesse del bambino” siano messi a repentaglio da determinate scelte educative e sanitarie dei genitori. Un esempio fra tanti? Il caso di genitori che curarono l’otite del figlio con l’omeopatia, mandandolo in coma…

Certo, può darsi il caso di un minore alla soglia dei 18 anni che sia abbastanza maturo e consapevole da potersi considerare maggiorenne. Ma legalmente un cittadino diventa maggiorenne a 18 anni: per quanto convenzionale sia, questo limite legale va rispettato in quanto tale.

3) Un TDG sa di appartenere a una comunità estremamente settaria, identitaria e vendicativa, come molti altri credenti appartenenti a altre confessioni religiose. Massima solidarietà dunque a Grazia Di Nicola, che sta affrontando un dramma umano e familiare terribile.

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Ma purtroppo (o per fortuna) lo Stato non può intervenire nella sua situazione familiare, proprio perché si tratta di una questione privata tra lei , le figlie e i suoi ex-fratelli di culto.

Lo Stato non può imporre, cioè, che quelle persone tornino a amarla o rispettarla, né tanto meno può re-immetterla di forza nella sua ex-comunità religiosa. L’appello della signora alla libertà di culto “garantita dalla Costituzione Italiana” è dunque sbagliato, perché è proprio nell’esercizio della loro libertà di culto che quelle persone possono decidere di allontanarsi da lei, senza commettere alcun reato.

Da razionalisti, auguriamo a Grazia Di Nicola che questa terribile esperienza possa aiutarla a comprendere quanto assurdi fossero i precetti a cui si atteneva, quanto violenta e disumana la religione possa essere, e quanto sia necessario allontanarsi da una comunità settaria e vendicativa come quella dei Testimoni di Geova.

Da atei, invece, siamo pronti a accoglierla in una comunità che mette al centro di tutto l’individuo, al riparo da simili gesti di ostracismo. Perché, con tutti i nostri difetti, facciamo parte di una comunità variegata e multicolore che rispetta la libertà di pensiero e di espressione, e in cui la vittimizzazione dell’apostasia logicamente non esiste.

Perché, ognuno a modo nostro, apostati lo siamo tutti.

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Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche “D’una fede che uccide e dell’ignoranza che salva“. Per sapere di più sul mio libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole

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Un pensiero su “Testimone di Geova ripudiata dalle figlie: lo Stato non può farci nulla

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