Un mese fa abbiamo chiesto agli amici della pagina “Come se Dio fosse antani” di raccontarci la loro storia…

storia

Grazie a tutte le persone che hanno partecipato, sia con il proprio nome che in forma anonima: le vostre storie, ognuna a modo suo, testimoniano di quanto l’ateismo possa essere una posizione di vita libera e ragionata, e di quanto sia importante dirsi apertamente e pubblicamente atei in un paese come l’Italia, nel quale la stigmatizzazione dei non-credenti è ancora molto forte.

Non è stato facile scegliere tra le più di 50 testimonianze ricevute, ma, alla fine, ecco le migliori tre storie!

1° posto – Camilla Esposito

“Sono diventata atea da bambina. Durante gli anni della scuola elementare i miei genitori mi regalarono l’abbonamento alla rivista Focus Junior, per stimolare e soddisfare il mio bisogno di conoscenza e creatività. All’interno di quella rivista leggevo di biologia, di chimica, di fisica e non solo. Mi ha aperto gli occhi su tante cose che, ingenuamente, a 8 o 9 anni non comprendevo. In quel periodo è maturata in me la consapevolezza di essere una “donnina” di scienza e non l’ho mai più abbandonata. Con il tempo e crescendo, frequentando ambienti adatti alle mie attitudini, ho smesso di credere alle nozioni che la suora mi impartiva a catechismo, all’oroscopo, alle superstizioni. Ho smesso di sperare ciecamente e ho cominciato a valutare razionalmente ogni situazione in cui fossi calata. Ho continuato ad interessarmi al cattolicesimo e a molte altre religioni, ma solo con un’intenzione antropologica e senza provare in alcun modo la spinta irrazionale che molti chiamano fede.

Oggi ho 20 anni, studio all’università, mi considero un’atea pratica e affronto la vita con raziocinio. Non mi manca ciò che la religione avrebbe potuto darmi.”

2° posto – Claudia Appiani

“Credo che il mio ateismo ci sia sempre stato. È stato il momento in cui me ne sono resa conto che ho ancora stampato nella memoria, nonostante non conoscessi ancora il termine “ateo”. Avevo 11 o 12 anni, periodo di cresima, di catechismo, e proprio non mi capacitavo di non riuscire a sentire questo contatto con dio di cui mi parlavano tanto. Allora, mentre ero affacciata alla finestra del bagno guardando la chiesa, decisi che quello era un buon momento per pregare, per riuscire finalmente a credere!
Mi sedetti.

Pregai intensamente.

E mi sentii intensamente stupida.”

3° posto – Manuela Tambellini

“Ho sempre seguito gli insegnamenti religiosi della mia famiglia, della chiesa, della scuola, della comunità ma cercando risposte concrete ai miei dubbi che nessuno riusciva a darmi giustificando che tutto è mistero divino e che bisogna avere fede. Così ho proseguito la tradizione educando anche i miei figli alla religione cattolica. Ho affrontato anche un viaggio in Israele e Palestina ripercorrendo quei luoghi sacri che si dice offrano grandi emozioni ma, a parte la bellezza dal punto di vista turistico, non mi hanno coinvolta con sentimenti cristiani. I dubbi sono cresciuti inesorabilmente fino a che ho scoperto che i miei figli si erano sbattezzati. I giovani di oggi si fanno meno scrupoli e a domande con risposte vacue rispondono senza esitazioni. Invece di scandalizzarmi ho aperto gli occhi e mi sono sbattezzata anch’io. È stata una liberazione!”

Libro solo

Per saperne di più sul libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale

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