Se sei donna, bevi poco. Perché se, tornando a casa ubriaca, qualcuno ti stuprasse, la colpa – si sa – sarebbe anche un po’ tua:

“Se devi ritornare a casa a piedi di notte, puoi evitare di bere il bicchiere in più. Se uno beve ha meno riflessi e meno possibilità di difendersi, specialmente per una donna. Poi come ti difendi? Spiegamelo. Quanto meno organizzati diversamente e fatti accompagnare da un amico.”

In un mondo dove la logica avesse ancora un senso questo pensiero avrebbe del surreale. Nel 2019, in Italia, è invece la tesi sostenuta da un numero sempre più crescente di persone: uomini, donne, di destra, di sinistra, da Nord a Sud.

Io l’ho ripresa da una risposta ad un mio tweet:

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Ora, qualcuno dirà (a ragione) che si tratta soltanto di un cretino isolato – anzi, di due cretini isolati, visto che il profilo è di coppia (sic!). E invece no, non è così, perché questo pensiero non è nient’altro che la parafrasi, appunto, di una delle tesi più diffuse nell’Italia odierna, e cioè: se una donna beve e viene stuprata un po’ se l’è cercata.

Lo ha ribadito la scorsa settimana Adriano Celentano nel suo cartone, andato in onda in prima serata su Canale 5. Il suo personaggio, Adrian, salva due ragazze dallo stupro, ammonendole successivamente così:

“Se aveste bevuto qualche bicchierino in meno forse avreste evitato l’increscioso approccio con dei tipi così poco raccomandabili.”

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Lo ha ribadito, sempre la scorsa settimana, Melita Cavallo, giudice di Forum, (ahinoi) noto programma di rete 4. La giudice si è rivolta a Carlotta, attrice nel ruolo di una ragazza stuprata a 17 anni, dicendo: “Risulta che avevate bevuto entrambi in eccesso.”

Intervistata telefonicamente da una giornalista di Repubblica, la giudice ha provato ad arrampicarsi sugli specchi con una supercazzola da collezione, peggiorando ancor di più la situazione:

“Sì, è una storia di stupro, ma si inquadra, diciamo, in un rapporto tra due giovani che è andato male, però non è lo stupro del 40enne su una ragazza di 17 anni.”

L’anno scorso, a Bologna, tale Don Lorenzo Guidotti sostenne la stessa tesi in un post su Facebook, attaccando una ragazza stuprata a Piazza Verdi così:

Dopo la cavolata di ubriacarti con chi ti allontani? Con un Magrebino?!? Notoriamente (soprattutto quelli in Piazza Verdi) veri gentlemen, tutti liberi professionisti, insegnanti, gente di cultura, perbene… Adesso capisci che oltre agli alcolici ti eri già bevuta tutta la tiritera ideologica sull’accogliamoli tutti? … tesoro … a questo punto, svegliarti seminuda direi che è il MINIMO che potesse accaderti.

Indovinate chi è venuto a dar man forte al prete? Salvini, il quale su Facebook ha sostenuto che “nelle parole del prete c’è anche un fondo di verità”, per poi aggiungere, col suo classico tono nazi-perbenista:

Piazza Verdi a Bologna non è esattamente il salotto buono della città: se ci vai minorenne, ubriaca (e vorrei sapere cosa ne pensano i genitori) evidentemente non vai alla prima del teatro alla Scala.

Mi fermo qui, perché l’idea è chiara. Vengo al dunque, rivolgendomi in maniera quanto più educata e rispettosa possibile a chiunque ribadisca la stessa tesi, specialmente alle voci istituzionalizzate del maschilismo come Celentano e Salvini.

Ribadiamo l’ovvio: nessuna condizione psico-fisica o spazio-temporale rende una donna più “stuprabile” di un’altra. Detto altrimenti: uno stupro non è mai giustificabile né attenuabile da nessuna circostanza.

Una donna può essere vestita come una suora, e nessuno ha il diritto di abusare di lei. Una donna può indossare la minigonna più corta del mondo, il perizoma più sottile e i tacchi più alti della storia, e nemmeno in questo caso un uomo avrà il diritto di abusare di lei. Una donna – totalmente sobria e in compagnia, in centro città – ha lo stesso diritto di tornare a casa sana e indisturbata quanto un’altra donna che è invece completamente ubriaca e sola, nella periferia più estrema.

Ma lei ci stava!“, ha detto qualcuno a giustificazione del successivo abuso. Sì, è vero, può accadere che, in un primo momento, una donna possa esprimere chiaramente la volontà di avere un rapporto sessuale con un uomo. Se poi però, altrettanto chiaramente, esprimesse la sua volontà di fermarsi e di non procedere oltre, quell’uomo dovrebbe semplicemente fermarsi. Punto.

Noi uomini dobbiamo smetterla di trovare giustificazioni. È per il bene di tutti che dobbiamo rispettare e diffondere una cultura del consenso, emancipandoci da quel maschilismo interiorizzato che ci porta a vedere nella sessualità un traguardo da raggiungere ad ogni costo, e nelle donne degli esseri subordinati nati per soddisfare il nostro piacere.

La prossima volta che sentirete dire “se l’è cercata”, non state zitti. Sullo stupro non possono esserci divergenze e mezze misure. Non è un’opinione politica, sulla quale ci si possa dividere tra pro e contro. È un’effrazione etica e legale, la cui condanna dovrebbe essere unanime e trasversale, sempre.

Che si tratti di un amico, un parente o un politico, la prossima volta che sentirete queste voci rispondete a tono, per separare le vittime dai carnefici.

Non tacete mai. Il silenzio, quello, sta sempre dalla parte dei carnefici.

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Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche “Mi fate schifo“. Per sapere di più sul mio libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole

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6 pensieri su “No, una donna ubriaca non è più “stuprabile” di una sobria

  1. Caro Giovanni, secondo te se un uomo sobrio fa sesso con una donna ubriaca bisogna sempre pensare che sia stupro ai danni della donna? E se una donna sobria facesse sesso con un uomo ubriaco bisogna ritenere che l’uomo sia vittima di stupro? E se due persone, entrambe ubriache, facessero sesso cosa bisogna pensare? Cioè secondo te è sempre giusto pensare che una persona ubriaca o drogata non sia in grado di dare il consenso ad un rapporto sessuale, oppure ritieni che ciò sia vero solo quando è la donna ad essere ubriaca o drogata?

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    1. Gentile Rod,

      Non capisco se tu sia ironico o meno, quindi prima che io risponda ti chiederei di chiarire il tuo intento.

      Se leggendo l’articolo hai davvero concluso quanto sostieni indirettamente con le tue domande retoriche, allora hai completamente frainteso tutto.

      Se invece stavi domandando in buona fede, e la tua curiosità è genuina, ti chiederei di riportarmi i passaggi del mio articolo a partire dai quali hai formulato quelle domande.

      Grazie del commento e della collaborazione,

      Giovanni

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  2. Io desidererei semplicemente avere un chiarimento sul fatto se è vero o falso che bisogna considerare stupratore o stupratrice qualunque persona sobria che fa sesso con un’altra persona che è ubriaca o drogata. Tu pensi oppure no che chiunque, uomo o donna, sia sotto l’effetto di alcool o droga non sia in grado di dare il consenso ad un rapporto sessuale e quindi debba essere considerato o considerata vittima? Nella Bibbia, per esempio, c’è la storia del patriarca Lot che viene ubriacato dalle figlie che poi si accoppiano con lui generando dei figli, secondo te sarebbe giusto oppure no sostenere che in tal caso le figlie di Lot avrebbero violentato il padre?

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    1. “È vero o falso che bisogna considerare stupratore o stupratrice qualunque persona sobria che fa sesso con un’altra persona che è ubriaca o drogata?”

      Ma ovvio che è falso! Il punto: dove diavolo avrei mai sostenuto questa tesi?

      Se sei stato in grado di concludere questo dal mio articolo il problema è tuo, mi dispiace.

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  3. Scusa, io ho fatto un discorso in generale, indipendentemente dal tuo post. Comunque caro Giovanni, a proposito di stupri tu cosa ne pensi del calciatore Cristiano Ronaldo che dopo 10 anni è stato denunciato per stupro da una fotomodella americana? Secondo te è colpevole o innocente? I soliti moralisti bempensanti che io conosco dicono che non bisogna credere alle denunce di donne cosiddette “poco serie” come fotomodelle e pornostar, io comunque spero che tu ritenga le due suddette categorie degne di credito e di rispetto almeno quanto tutte le altre categorie di persone, tu che ne dici?

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    1. 1) Ovvio che sono rispettabili tanto quanto le altre.

      2) Non conosco a fondo il caso di Cristiano Ronaldo, ma come in ogni altro caso giudiziario non è il singolo individuo a dover stabilire la colpevolezza o l’innocenza dell’imputato: per quello esistono i giudici.

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