Mutilazioni genitali infantili negli ospedali pubblici? No, grazie

Mutilazioni genitali infantili negli ospedali pubblici? No, grazie

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A Monterotondo, vicino Roma, una famiglia di origini nigeriane ha sottoposto a una circoncisione in casa due gemelli di due anni. Un bambino è morto, il suo gemello è ricoverato in gravi condizioni in ospedale. L’accaduto è gravissimo, ma forse meno raro di quanto si possa pensare – semplicemente, questo caso è salito agli onori della cronaca per il suo tragico finale.

I diritti dei genitori VS. i diritti dei figli

Innanzitutto, non ha senso appellarsi qui alla libertà di credo e di religione dei genitori. La libertà dei genitori di credere in qualcosa (e di praticare un culto in accordo con quella credenza) non si applica nel caso della circoncisione rituale infantile.

Il soggetto che subisce la circoncisione non è infatti il padre – soggetto giuridicamente “adulto”, dotato di capacità di intendere e di volere, e di disporre del proprio corpo come meglio crede – bensì bambini di uno/due anni, intellettualmente e fisicamente inermi e bisognosi di protezione giuridica da parte dello Stato, anche contro il volere dei loro stessi genitori.

Ha invece senso parlare di libertà di credo e di religione se riferita ai bambini stessi, i quali, è bene ricordarlo, non sono proprietà dei genitori, bensì soggetti dotati di diritti tanto quanto i loro genitori.

Ogni tipo di mutilazione rituale infantile è una palese violazione di quei diritti, perché avviene ignorando il volere di chi quella circoncisione la subisce sul proprio corpo – quel corpo muto e inerme che, praticamente e giuridicamente, un volere non potrebbe mai esprimere.

Ragionando per pura ipotesi, sarebbe già diverso se la medesima circoncisione avvenisse, per dire, su un ragazzo alla soglia dei 18 anni: il soggetto, pur sempre giuridicamente minorenne, avrebbe però la capacità pratica e intellettuale di comprendere quanto gli stesse accadendo, potendo ad essa opporsi o accettarla.

Ospedalizzare le circoncisioni è una misura contraddittoria

Ora, è bene sottolineare che, da un punto di vista laico, una simile circoncisione rituale resterebbe inaccettabile anche se praticata in ospedale, in regime ambulatoriale. Certo, le probabilità che l’operazione abbia conseguenze dannose o fatali si ridurrebbero notevolmente, ma de iure i diritti del bambino verrebbero lesi nella stessa maniera.

Per questo siamo in disaccordo con la proposta dell’AMSIMED (Associazione Medici di origine Straniera in Italia), la quale si è rivolta al ministero della Salute affinché autorizzi la circoncisione presso le strutture sanitarie pubbliche e private, “con prezzi accessibili a tutte le famiglie musulmane e ebree che tante volte sono costrette a tornare nei Paesi di origine.”

Perché, se è vero che questa misura eviterebbe simili fatalità, al tempo stesso sancirebbe ufficialmente il prevalere dei diritti dei genitori su quello dei figli – e questo è inaccettabile per un regime laico e democratico.

Che cosa fare allora? Prima di rispondere a questa domanda è importante esplicitare un ultimo fondamentale passaggio.

Circoncisione e infibulazione sono la stessa cosa

Facciamo fatica a comprenderlo, ma infibulazione e circoncisione rituale sono, per definizione, entrambe mutilazioni genitali, praticate sul corpo dei bambini per volere dei genitori. Le motivazioni alla base di simili pratiche sono contenutisticamente diverse ma al fondo tutte formalmente uguali nella loro paternalistica terzietà – ovvero nel fatto che sono gli interessi di terzi (i genitori in questo caso) a prevalere unilateralmente sulla salute dei diretti interessati (i figli).

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“Bambini e genitori hanno il loro rispettivo diritto alla libertà di religione, che include quello di non averne alcuna. Ma troppo spesso i genitori impongono le loro visioni sui bambini piuttosto che lasciarli liberi di scegliere per sé stessi.” Emilia Ericson, Vice-presidentessa degli Umanisti Svedesi

L’infibulazione, ad esempio, viene praticata per preservare la verginità e la “purezza” della bambina fino al matrimonio, momento in cui lo sposo “scuce” letteralmente la vulva (defibulazione) prima di “consumare” il primo atto sessuale.

La circoncisione, invece, viene praticata (presso gli Ebrei in particolare) come segno d’appartenenza del bambino alla propria comunità religiosa – per usare le parole della Bibbia, “come segno del legame eterno fra il Santo Benedetto e la Casa d’Israele”.

Se riuscissimo a ragionare con fare oggettivo e distaccato ci accorgeremo che, in linea di principio e al netto delle diverse conseguenze psicologico-sanitarie, queste pratiche sono lesive dei diritti del bambino nello stesso modo. Le motivazioni alla base dell’una come dell’altro sono infatti non sanitarie, bensì religiose, culturali, tribali o quant’altro. È dunque un’operazione praticata nell’interesse esclusivo dei genitori sul corpo dei figli.

Ospedalizzare le mutilazioni genitali infantili?

Per questo motivo la proposta di ospedalizzare qualsiasi tipo di mutilazione genitale infantile (comprese le circoncisioni) è contraddittoria – per quanto in alcune regioni qualcosa si sia già mosso in tal senso.

È forse un passo avanti, sì, ma nella direzione sbagliata. Salverebbe vite umane (e noi vogliamo salvare vite umane), ma rappresenterebbe un precedente pericoloso a livello legale. Sancirebbe infatti ufficialmente che il corpo dei figli è proprietà dei genitori, i quali possono disporne come meglio credono e con conseguenze irreversibili.

No, la direzione nella quale bisogna puntare è un’altra. Bisogna ripensare i presupposti di questo multiculturalismo che abbiamo accettato senza capirlo fino in fondo, in nome del quale rischiamo di sacrificare i diritti dell’individuo sull’altare del perbenismo e del relativismo culturale. La Germania nel 2012 si è mossa in una direzione, così come la Norvegia, mentre i pediatri svedesi si sono mossi in quella opposta: noi?

Noi crediamo che ogni credenza – religiosa e non (e penso qui ai no-vax ad esempio) – ha diritto di trasformarsi in pratica solo se i suoi effetti hanno un impatto esclusivo sul corpo e la vita dell’individuo stesso. Le mutilazioni genitali infantili non rientrano fra queste. Per questo motivo non possono avere diritto di cittadinanza in uno stato laico e liberale come, sulla carta, l’Italia è e resta.

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Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche “D’una fede che uccide e dell’ignoranza che salva“. Per sapere di più sul mio libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole

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5 motivi per cui sarò al Gay Pride

5 motivi per cui sarò al Gay Pride

1) Don Max e San Paolo

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Appena due settimane fa, precisamente il 28 maggio 2016, tale Don Massimiliano Pusceddu si è scagliato contro la legge sulle unioni civili citando la “attualissima” Lettera di San Paolo ai Romani, secondo la quale gli omosessuali “meritano la morte”:

Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini […]. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.


2) Il pastore americano e il Levitico

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A fine 2014, tale Steven Anderson, pastore e fondatore della “Faithful Word Baptist Church“, affermò di aver scoperto la cura per l’AIDS in un passo del Levitico, il 20:13 per la precisione:

Se uno ha con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna, ambedue hanno commesso cosa abominevole; dovranno esser messi a morte; il loro sangue ricadrà su loro.

Il pastore, tra le risate dei suoi fedeli, prometteva allora un “Natale senza AIDS” semplicemente seguendo il misericordioso precetto divino: “giustiziare gli omosessuali”.


3) Le Sentinelle in piedi e il matrimonio con i maiali

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Nell’ottobre 2014, durante una manifestazione delle Sentinelle in piedi a Napoli, un manifestante si è espresso come segue:

Il fatto che io mi innamori di un maiale, per esempio, non significa che posso istituire il matrimonio tra l’uomo e il maiale.


4) Edward James e il matrimonio con i cavalli

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Sempre alla fine del 2014, un pastore del Mississipi ha protestato contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso vestendo un cavallo da sposa ed esponendo questo striscione:

La prossima legge contro natura: vuoi tu prendere in sposa questo cavallo? Potrebbe anche essere così se il legame sancito dai matrimoni tra persone dello stesso sesso venisse spostato: dove dobbiamo tracciare una linea? Il matrimonio è tra un uomo e una donna. Tutto il resto è perversione.


5) Il referendum per abrogare le unioni civili

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Nemmeno il tempo di approvare la legge sulle unioni civili che gli esponenti del centrodestra (capitanati dall’On. Gaetano Quagliariello) e del mondo cattolico conservatore (capitanati invece da Mario Adinolfi e dall’On. Eugenia Roccella) promettono un referendum abrogativo.


La lista dei motivi potrebbe essere ancora più lunga, ma è inutile insistere. Qualcuno dirà che, in fondo, queste sono solo minoranze di fondamentalisti – fondamentalisti certamente, minoranze non credo proprio (vedi i presunti “due milioni” di partecipanti all’ultimo Family Day a Roma).

Qualcun altro dirà invece che, in fondo, è solo una questione di tempo, che piano piano la politica si adatterà all’aria dei tempi, etc.

Io, scettico di default, non mi fido affatto di questi auspici di circostanza e, nel dubbio, faccio la mia parte, convinto che ci sia ancora molto (ma davvero molto) da fare.

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Il salvadanaio di Cusano: la dotta ignoranza in cucina

Il salvadanaio di Cusano: la dotta ignoranza in cucina

Questa ricetta ignorantissima è dedicata
agli amici delle Pagelle ignoranti di MasterChef


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Avete presente quel momento in cui avete calato così tanta pasta che nessuno riesce a mangiare l’ultima porzione? Quel momento in cui partono delle vere e proprie trattative (“Facciamo a metà!” – “No, un quinto a me, uno a te ed il resto ad Antonino!”, etc.), manco fossimo a Wall Street?

In questi casi di solito interviene sempre l’eroe di turno, quell’amico che si sacrifica “perché sennò è peccato“. Da oggi avete un’altra soluzione: il salvadanaio di Cusano.

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È semplicissimo. Tutto ciò che dovete fare è mettere da parte ogni giorno quei 50-70 grammi di pasta in eccesso, proprio come se fossero monetine per il salvadanaio appunto. Non importa che siano bucatini all’Amatriciana, risotto ai funghi porcini o pennette all’arrabbiata. Il salvadanaio non fa distinzioni: tutto va bene, dai 2€ ai “ramini” – le inutili monetine di rame da 1, 2 e 5 centesimi.

Ora, dopo due o tre giorni di risparmio avrete accumulato un discreto “tesoretto“; non vi resterà che mettere a frutto i vostri “risparmi“:

  • per prima cosa, unite e cuocete velocemente gli ingredienti in una pentola, senza vergogna (che tanto non siamo mica a MasterChef), aggiungendo a piacere quello che più vi garba – oggi avevo un riso al pomodoro di ieri e dei ravioli burro e salvia dell’altro ieri, ai quali ho aggiunto della scamorza, dei funghi champignon, altra salvia e del parmigiano;
  • a seguire, prendete la sfoglia (rigorosamente quella di Bastianich), stendeteci sopra il ripieno e chiudetela come in foto, lasciando una fessura che simboleggerà proprio l’apertura del salvadanaio;
  • spennellate la parte superiore con dell’uovo ed infornate per 20/25 minuti a 200°, lasciando riposare il salvadanaio per 5 minuti, in maniera da far ricompattare per bene il tutto.

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In tutto ciò, che cosa c’entra Cusano? C’entra, eccome se c’entra! Perché se, come preannunciato nella dedica, questa è una ricetta ignorante, Niccolò Cusano è per eccellenza il filosofo dell’ignoranza. Nel 1440, infatti, il filosofo nato a Kues scrisse un libro dal titolo inequivocabile: La dotta ignoranza.

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In breve, Cusano elogiava l’ignoranza su due piani diversi:

  • da una parte, l’ignoranza è “dotta” se intesa come stimolo verso la conoscenza, perché soltanto chi socraticamente “sa di non sapere” sarà spinto a conoscere cose nuove, sempre di nuovo – mentre, al contrario, chi ingenuamente penserà di conoscere tutto potrà beatamente accontentarsi della sua “stupida” ignoranza;
  • dall’altra parte, Cusano definisce “dotta” la nostra ignoranza nei confronti di Dio, che è essenzialmente inconoscibile e del quale possiamo dunque limitarci a dire soltanto ciò che non è – la cosiddetta “teologia negativa” o “apofatica”.

Dio o non Dio, Cusano o non Cusano, una cosa è certa: l’ignoranza non è sempre un male. Secondo me esiste addirittura una “ignoranza che salva” – ma questa è tutta un’altra storia. Per oggi limitiamoci a parlare di un’ignoranza “che si mangia” – e allora buon appetito!

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