Il giorno in cui mi iscriss(ero) a MasterChef

Il giorno in cui mi iscriss(ero) a MasterChef

Qualche anno fa, mio padre voleva a tutti i costi iscrivermi a MasterChef. Io – per pigrizia, per paura o per chissà cosa – l’ho sempre frenato. Non ho mai avuto timore delle telecamere, è vero, ma a quel tempo avevo una dannata paura del giudizio dei miei professori e dei miei amici di facoltà. «Che cosa penseranno?», mi domandavo molto ingenuamente allora. «Ha davvero senso preoccuparsi di cosa pensino?», mi domando meno ingenuamente oggi.

Quest’anno, la svolta. Mia sorella Alessia e la mia migliore amica Costanza mi hanno iscritto di nascosto al programma. Quando ho ricevuto la chiamata dalla redazione, ero in biblioteca a Venezia, precisamente a Zattere – la stessa biblioteca che si vede nel mio magazine! Ricordo solo di essere caduto dalla nuvole: chi diavolo mi ha iscritto a MasterChef?

Quel giorno il sole splendeva fiero ed alto sopra Venezia. Il Canale della Giudecca traboccava di luce, mentre io passeggiavo avanti e indietro tra i gabbiani, i piccioni, gli studenti in pausa pranzo e i turisti a passeggio. Quella chiamata inaspettata è durata a lungo – 26 minuti per la precisione. Quando ho rimesso giù, non sapevo cosa pensare: davvero ho avuto il coraggio di parlare dei miei Gnocchi alla Platone e della mia Faraona freudiana?

giovanni

Ora che l’avventura nelle cucine di MasterChef è cominciata, voglio ringraziare quelle due piccole scellerate che hanno avuto la follia – o la lungimiranza – di iscrivermi di nascosto al programma. Io probabilmente non l’avrei mai fatto da solo. Il demone accademico che in me mi avrebbe sicuramente fermato all’ultimo momento, ripetendo la sua solita cantilena: «la filosofia è cosa da pochi, il filosofo non può scendere dalla sua torre d’avorio, figuriamoci se possa mettersi ai fornelli

Ecco: alle volte abbiamo bisogno che qualche angelo in carne ed ossa ci strattoni e ci schiaffeggi, per ricordarci che i diavoli nella nostra testa sono tutti immaginari.

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(Drawings by my “brother in kitchen” Gigi Muraro a.k.a Gustavo)

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Venezia

Venezia

Silenzio su acqua. Sono stato all’Opera stamattina. Un concerto in Re maggiore per campane e gabbiani. Qui si cammina in punta di piedi, per non disturbare i palazzi che recitano. Venezia, eterno palcoscenico di se stessa. Anche la nebbia è musica. Gli occhi gonfi che straripano, un cardellino mi ha sorriso.

*

Non lasciare più nulla al caso. Colmare il divario tra pensiero e scrittura. Non pensare e poi scrivere, ma pensare scrivendo, o scrivere per pensare. Non c’è spazio per la mediazione. Il tuo destino è la tua mano.

*

Ho aperto una porta, che non dischiude mondi, ma una storia – la mia. Non voglio morire, e non lo voglio con tutto il petto e con questo mare che a fatica le palpebre arginano.

*

Campo Santa Margherita. La fatica di vivere, ma questa vecchietta sorride, e la morte è sconfitta. Devo mettermi in regola con lei, ne sono troppo ossessionato. Forse amo questa città perché so che non avrebbe mai potuto uccidermi? Ma in fondo, è davvero possibile morire a Venezia?

*

Re Mida dei paradisi perduti, con la tua essenza tu eterni ogni cosa – nel tuo labirinto di assoluti anche i sospiri hanno il volto argenteo della Verità.

8 dicembre 2015

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(Photo by Andrea Martella)

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D’una fede che uccide e dell’ignoranza che salva

D’una fede che uccide e dell’ignoranza che salva

Articolo apparso su Critica liberale nel marzo 2015

La convinzione che Dio non solo abomini l’atto del miscredente, ma che non ci considererà innocenti se lo lasciamo indisturbato.

John Stuart Mill

Così, le sofferenze più terribili e più inutili nascono da quell’orgoglio piagato che, per far fronte al Nulla, lo trasforma, per vendetta, in Legge.
Emil Cioran

So già che queste mie riflessioni faranno scontenti molti amici credenti. Non faccio fatica ad immaginare le possibili obiezioni: «così fai di tutta l’erba un fascio», «non puoi mettere sullo stesso piano fedi religiose così diverse tra loro», «la tua è una notte in cui tutte le fedi sono nere», etc. In molti proveranno a dimostrare che «le Sacre Scritture non affermano questo», che «quel versetto apparentemente così orribile non va letto alla lettera, ma solo metaforicamente», oppure che «la nostra religione è diversa», e cosi via. Ciononostante, non posso esimermi dal fare queste riflessioni, per quanto scomode possano risultare a qualcuno, perché esse sono tragicamente urgenti. In ogni caso, ben vengano le critiche se feconde e costruttive. Veniamo ora al dunque.

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